Sanità pronta all'emergenza? Amato suona la sveglia
SiciliaInformazioni intervista il Presidente
I poliziotti sulle strade e l’intelligence risolvono solo una parte del problema,la prevenzione. Se malauguratamente i presidi di informazione e vigilanza non dovessero bastare e si verificasse un evento come quello parigino, la Sicilia sarebbe preparata ad affrontarlo? Che cosa sarebbe accaduto a Palermo o in qualunque altra città dell’Isola? Quale attività è stata svolta per valutare il livello di efficienza del sistema di emergenza?
Queste domande rivolge il Presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, ai vertici del sistema sanitario pubblico dell’Isola.
Il Peimaf è il “Piano Emergenza interno Massiccio Afflusso Feriti”. Ogni azienda sanitaria italiana dovrebbe averlo predisposto e “testato”, in modo che possa essere attivato entro trenta-sessanta minuti dall’evento calamitoso. Il sistema di emergenza ospedaliera deve affrontare priorità organizzative, logistiche e tecniche, ma anche questioni etiche e mediche. Un quadro complesso che presuppone una preparazione, oltre che una accurata programmazione.
Gli attentati di Parigi e le numerose segnalazioni di possibili analoghi attacchi in tutta Europa, Italia compresa, hanno fatto alzare la soglia di allarme sicurezza al livello 2, che permette l’intervento operativo di reparti speciali, le polizie e i militari.
La questione sicurezza è stata affrontata con grande tempestività, attraverso l’attivazione di una rete di protezione dei luoghi sensibili. Disporre di un servizio di emergenza sanitaria ed ospedaliera in grado di corrispondere ad eventi “catastrofici” – come un attacco terroristico – è elemento fondamentale di un sistema di sicurezza efficiente ed efficace. Le aziende ospedaliere siciliane sono pronte ad affrontare le emergenze? Dispongono di percorsi, mezzi trasporti, personale testati? Hanno “monitorato” i loro servizi?
Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, ritiene che l’Assessorato alla sanità della regione siciliana debba procedere immediatamente ad una indagine conoscitiva e sollecitare il coordinamento dell’emergenza ospedaliera con il sistema di sicurezza messo in atto dal Ministero degli Interni e della Difesa. I vertici della sanità pubblica, insomma, devono essere coinvolti a pieno titolo al piano di sicurezza, e le strutture ospedaliere presidiate e monitorate.
Negli ospedali della capitale francese sono arrivati nel giro di pochi minuti quasi 300 persone bisognose di cure urgenti: oltre a 128 morti, infatti, i terroristi hanno lasciato sul campo, a causa delle ferite, 300 persone, delle quali almeno ottanta versavano in gravi condizioni. Se ci si può chiedere quanto Parigi e la Francia fossero “attrezzati” ad attacchi terroristici, non c’è dubbio invece che il sistema di emergenza ospedaliero è apparso all’altezza della situazione. Solo uno degli ottanta feriti gravi ricoverati è stato finora perduto e il livello di assistenza offerto a tutti è apparso efficace ed efficiente.
Avere i soldati sulle strade a guardia degli obiettivi sensibili è essenziale, ragiona Amato, ma disporre di un sistema di emergenza sanitaria ed ospedaliera è altrettanto essenziale.
“Ci sono implicazioni di natura etica e medica - avverte inoltre il Presidente dell’Ordine dei Medici – esse non possono essere affrontate nel momento in cui si verifica l’evento catastrofico. Il personale medico è chiamato ad assumere decisioni tremendamente difficili dalle quali dipendono la vita di tante persone, decisioni che richiedono una valutazione immediata dello stato di ogni paziente da trattare. Si deve decidere chi salvare sulla base di pochi elementi. Non mancano i manuali e le regole, ma non basta: tutto questo va confrontato con la realtà, che è fatta di risorse e di persone”.
Il Presidente della Società italiana di medicina d’emergenza (Simeu), Gian Alfonso Cibinel, ha assicurato che le aziende ospedaliere italiane sono pronte ad affrontare eventi catastrofici. Ma è proprio così? Sappiamo che l’assistenza sanitaria in generale, le strutture ospedaliere, presentano criticità ed eccellenze a macchia di leopardo. Le conoscenze di Cibenel potrebbero essere corrette, ma sulla sua esperienza sul campo, sul monitoraggio delle realtà territoriale, è lecito nutrire qualche dubbio. In ogni caso, suggerisce Amato, è il caso di darsi una mossa per verificare il livello di efficienza delle strutture ospedaliere a cominciare dalla prima linea, il pronto soccorso.
Salvatore Parlagreco
SiciliaInformazioni.com