Ecco le nuove competenze infermieristiche: ecco perché i medici le bocciano. Al via la bozza d’accordo
giovedì 09 gennaio 2014



Una lettera dei sindacati

La bozza di di accordo Governo e Regioni per la ridefinire, implementare e approfondire le competenze e le responsabilità professionali dell'infermiere e dell'infermiere pediatrico proprio non piace ai sindacati della dirigenza del Ssn. Che dopo l'attacco frontale di fine novembre mettono in fila le loro ragioni che hanno inviato, al sottosegretario alla Salute Paolo Fadda.

Secondo Anaao Assomed, Cimo-Asmd, Aaroi-Emac, Fvm, Fassid,
Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Aupi e Sinafo con i nuovi modelli di organizzazione ospedaliera la probabilità di sovrapposizioni giuridico-istituzionali e gestionali è sempre più elevata, nonostante il Dlgs 502 «sia estremamente chiaro nell'attribuire "Ai dirigenti con incarico di direzione di strutturacomplessa …., oltre a quelle derivanti dalle specifiche competenze professionali, funzioni di direzione e organizzazione della struttura, da attuarsi,.... anche mediante direttive a tutto il personale operante nella stessa, e l'adozione delle relative decisioni necessarie per il corretto espletamento del servizio e per realizzare l'appropriatezza degli interventi con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche e riabilitative, attuati nella struttura loro affidata. Il dirigente è responsabile dell'efficace ed efficiente gestione delle risorse." D'altro campo - scrivono i sindacati della dirigenza - di fatto, oggi gli unici esposti a rischi elevati sotto il profilo della responsabilità personale e professionale, chiamati a rispondere sempre in prima persona di qualunque criticità assistenziale, sono i medici»

Secondo la lettera a Fadda obbligo di chi governa è quelo di proporre soluzioni attente all'efficacia e alla sicurezza delle prestazioni sanitarie erogate, in una strategia coordinata e una sinergia integrativa rispettosa di tutte le professioni, compresa quella medica, garantita e resa specifica dallo Stato a tutela dei cittadini. L'implementazione delle competenze delle altre professioni sanitarie, così come l'introduzione di nuovi modelli organizzativi, secondo i sindacati «necessita, nel rispetto della legislazione concorrente, di strumenti e di soluzioni condivise da tutti gli operatori e senza dubbi sulla loro legittimità».

«Non è tempo di conflitti o di crociate - si legge nella lettera - essendo tutti i professionisti sanitari impegnati in prima linea nello stesso campo d'azione; per cui occorre ricercare la cooperazione, piuttosto che la competizione, nel raggiungimento di obiettivi comuni».

Secondo medici e dirigenti «nessuno vuole impedire agli Infermieri di realizzare legittime aspirazioni di crescita professionale», per cui i sindacati sono, comunque, interessati a proposte di relazioni tra le professioni sanitarie funzionali a modelli di organizzazione del lavoro «rispettosi delle competenze delle categorie interessate, all'interno del tessuto unitario del servizio sanitario nazionale».

A dimostrazione che la collaborazione multi-professionale in Sanità può realizzarsi, i sindacati ricordano nella lettera il recente accordo (VEDI) tra radiologi, tecnici di radiologia medica e fisici «senza contrapposizioni né tantomeno guerre» e grazie al quale «con regole di sistema, chiare, dove le parole "diagnosi" e "prescrizione" sono attribuite con precisione alla competenza dei medici radiologi. Una precisione che invece - si legge nella lettera - manca completamente nei documenti elaborati anche quando si parla di terapia e di certificazione».

E per tutto questo - e per le ragioni più tecniche spiegate nella stessa lettera - i sindacati concludono senza appello affermando che «non ritengono di poter condividere» la bozza di accordo.

(Fonte Il Sole 24 ore Sanità)

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Filippo Siragusa