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Gli italiani bocciano la sigaretta elettronica
giovedì 13 giugno 2013

Gli italiani non credono che la sigaretta elettronica costituisca un rimedio valido per smettere di fumare. Nonostante in questo primo semestre si sia diffuso il suo utilizzo. Il fenomeno è molto presente in europa e  nel nostro paese, lo dimostra la quantità di licenze rilasciate nell'ultimo anno ed è ormai usuale nei diversi contesti incontrare persone che “simulano” il piacere di una tirata affidandosi a questi apparecchi elettronici. In tutto però solo il 13% rimane convinto che la sigaretta eletttronica sia una valido strumento per smettere di fumare.
 
L’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol che si occupa di assistenza e assicurazione sanitaria ha indagato alcuni aspetti del legame tra fumo ed italiani. Un’indagine che arriva in un momento delicato per l'SSN alle prese con i compiti difficili di regolamentazione nei luoghi pubblici e con gli aspetti di promozione pubblicitaria di questo prodotto. Gli italiani credono che l’unico rimedio valido per smetterla con il fumo rimanga la reale forza di volontà (64%), i farmaci (13%), le soluzioni alternative come ipnosi ed agopuntura (7%), o le soluzioni a base di nicotina come gomme e cerotti (3%).
 
Nel 2011 nel nostro paese si calcolavano 11,8 milioni i fumatori (circa il 22% della popolazione), con un dato di morte correlato al fumo pari a 85 mila persone.  
Quali incentivi – secondo gli italiani – potrebbero essere un buon deterrente per allontanare le persone al fumo o farli smettere? Secondo gli italiani occorre una maggiore sensibilizzazione verso le conseguenze che il fumo arreca alla salute è la più caldeggiata (40%). A seguire si potrebbe intraprendere una misura per colpire le tasche dei fumatori, con un aumento consistente del costo delle sigarette (31%( ed una campagna educativa nelle scuole organizzate dal Ministero (29%).
 
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità i giovani sono a rischio di accesso al fumo sempre di più, essendo la categoria che fuma di più. Il 16% dei maschi e il 22% delle femmine tra i 15 e i 24 anni fuma.
Un fenomeno sotto gli occhi di tutti se – come rileva l’Osservatorio UniSalute – il 20% degli italiani è preoccupato dell’alta percentuale di fumatori nella popolazioni giovanile. Gli aspetti più preoccupanti restano però quelli legati ai danni alla salute: quelli provocati dal fumo passivo nei non fumatori e nei bambini (38%) e quelli attivi nei fumatori (25%), mentre sono meno percepiti come un danno i costi che gravano sul Sistema Sanitario Nazionale per i danni provocati dal fumo (12%). Dal punto di vista della sostenibilità del nostro SSN l’incidenza è in realtà notevole, basti pensare che per il trattamento di pazienti affetti da patologie attribuibili al fumo di tabacco la spesa ospedaliera già qualche anno fa ammontava a circa 3,4 miliardi di euro mentre la spesa sanitaria complessiva era di oltre 7,5 miliardi di euro4 .
È quindi chiaro che l'unica soluzione rimane la prevenzione per limitare sempre più l’utilizzo di sigarette e tabacco attarverso percorsi di sensibilizzazione rivolti già ai bambini.