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Fondazione per la Sicurezza in sanità: la sostenibilità del sistema non può essere più messa in discussione
Il cittadino italiano secondo l'economista ha un “portafoglio” sanità a disposizione inferiore del 34% rispetto a quello degli europei
martedì 19 marzo 2013

Il tema della sostenibilità del sistema sanitario viene affrontato a Roma in un seminario della Fondazione per la Sicurezza in sanità. I dati sono stati presentati il 14 Marzo nella relazione introduttiva dell'economista Federico Spandonaro e fanno il punto sul gap di spesa che caratterizza il nostro paese rispetto ai partner europei. La sostenibilità è la parola chiave dell'ultimo anno, ha accompagnato la riforma Balduzzi, ma anche le polemiche tra le parti sociali, le rappresentanze del personale sanitario e il sistema dei fornitori.  E’ ancora possibile parlare di sostenibilità del sistema sanitario italiano nel momento in cui scopriamo che spendiamo meno?

In realtà la tenuta della sanità italiana in alcune regione sembrerebbe davvero a rischio, nonostante la spesa sia al di sotto dello standard europeo.

La gestione dei servizi essenziali costituisce il vero nodo e in alcune regioni si lavora con una programmazione che a malapena permette il mantenimento dello status quo, con tagli alle consulenze (in alcuni casi indispensabili) e alle forniture. La sanità patrimonio dei diritti costituisce ancora una dimensione privilegiata però per assicurare una tenuta del welfare. Tra gli eletti in parlamento ci sono poi addirittura realtà consistenti come i deputati e i senatori del Movimento 5 Stelle che hanno già dichiarato che quanto con la spending è stato tolto nel biennio 2011-2013 verrà restituito al sistema. 

La sostenibilità in breve è il primo nodo da affrontare se si vuole provare a parlare della sanità del futuro.

Per Federico Spandonaro, il docente di Economia di Tor Vergata, si può ancora parlare di sostenibilità purché la si intenda come “compatibilità” tra finanziamento disponibile e obiettivi di assistenza, secondo una precisa programmazione politica.
Il cittadino italiano secondo l'economista ha un “portafoglio” sanità a disposizione inferiore del 34% a quello dei cittadini dell’Europa se si considera pubblico e privato, e del 32% in meno se si prende in esame solo la sanità pubblica.

Non ci sarebbe dunque in Italia un problema di “sostenibilità” della sanità, anzi il sistema è semmai “sotto finanziato” e non si può pensare ancora di ridurre i costi. Piuttosto si tratta di rivedere le scelte politiche e di economia sociale che dovranno essere affrontate nei prossimi anni.
La prima manovra che suggerisce Spandonaro riguarda il blocco dei tagli e del ridimensionamento del budget pubblico, la seconda è quella di collegare il finanziamento del sistema sanitario ad una percentuale fissa del Pil, senza differenziarlo tra le regioni e trovando valori standard per evitare forti sperequazioni nella qualità dell'offerta a danno del sud.

La terza scelta che lui definisce “positiva” riguarda la revisione del sistema di compartecipazione che non può più essere ballerino e si deve stabilizzare. 

Interessante nella relazione di Spandonaro la critica alla carenza di interventi di prevenzione che non favorendo stili di vita salubri fanno aumentare la spesa farmaceutica e il numero di malattie croniche. Inoltre l'economista pone in discussione il dato secondo cui la spesa sanitaria sarebbe in crescita illimitata se non frenata da tetti o limiti. Raggiunto un certo tetto, come accade in tutti i paesi avanzati la spesa si arresta, perché il cittadino non ha interesse a spendere “più di quello che effettivamente è necessario al suo benessere”.
Errata anche l'idea che la crescita della spesa sia legata al progressivo invecchiamento della popolazione, poiché l'analisi della spesa in vecchiaia non mostra un aumento per tutto l'arco ma sono uno spostamento più innanzi, in congruenza con l'allungamento medio della vita.