Allo studio l'ipotesi di sostituire il ticket con una franchigia in base del reddito
Assistenza sanitaria
ROMA. Non saranno, almeno per il momento, le forbici del
supercommissario Enrico Bondi a tagliare le spese
inappropriate in sanità. Perché il comparto già da anni ha
avviato un percorso di "ristrutturazione e riqualificazione",
cui sarà imposta a breve una ulteriore accelerazione con
l'arrivo di "prezzi di riferimento" per l'acquisto di beni e
soprattutto servizi. Una 'revisione' che interesserà, per
cominciare, "centinaia di voci" che rappresentano circa 7
miliardi di spesa sanitaria.
Ad annunciare la ristrutturazione imminente il ministro della
Salute, Renato Balduzzi, che, pur ammettendo come ci siano
ancora margini per intervenire sugli sprechi, ha ribadito come
il nostro Servizio sanitario con risorse "inferiori alla media
europea" continua a garantire "un servizio di altissima
qualità". Ma già da settimane sono al lavoro gli uffici
tecnici, a partire dall'Agenas, che sta fornendo
all'Osservatorio sui contratti pubblici un elenco, in continuo
aggiornamento, delle principali voci di spesa in sanità.
L'autorità ha già avviato la ricognizione per arrivare a
stabilire, entro luglio come previsto dalla manovra dell'estate
scorsa targata Tremonti, "un'elaborazione dei prezzi di
riferimento", in attesa che entrino a regime i costi standard
(che dovrebbero arrivare dal 2013, anche se ancora non sono
state individuate le Regioni benchmark). Nel frattempo
arriveranno queste indicazioni, e, come ha sottolineato Balduzzi
"chi si scosterà pagherà dazio".
Ma sotto la lente dei tecnici non ci sono solo spesa
farmaceutica (che, si fa notare, ormai tutte le Regioni
gestiscono in modo centralizzato) o quella per l'acquisto dei
dispositivi medici, che allo stesso modo in molte Regioni
avvengono ormai con il sistema delle centrali d'acquisto. La
parte più cospicua sotto osservazione riguarda l'acquisto dei
cosiddetti servizi non sanitari (voce che rappresenta circa il
30% della spesa) come pulizie, mense, lavanderie, rifiuti.
Settori tutti dati in appalto da Asl e ospedali e sui quali
ognuno va sostanzialmente per conto suo.
Nel frattempo, sempre con un occhio alla 'spending review'
potrebbe arrivare anche la riforma dei ticket, dai quali
attualmente è esente un italiano su due. Una "proposta
compiuta" sta per essere presentata, e punterà a sostituire al
sistema dei ticket a franchigia sulla base del reddito, ha
confermato Balduzzi. Ipotesi circolata nelle scorse settimane
dopo la diffusione di uno studio, sempre dell'Agenas, sulla
possibilità di introdurre una soglia al 3 per mille del reddito
lordo, che si tradurrebbe ad esempio in 30 euro l'anno per un
pensionato con 10mila euro di reddito, per arrivare a 300 euro
l'anno per un reddito di 100mila euro. Così, ha spiegato il
ministro, si potrebbe "potenziare l'equità nel campo della
compartecipazione" alla spesa da parte dei cittadini, perché
ciascuno pagherebbe "fino a una certa soglia, modulata sul
reddito" superata la quale il servizio sanitario si farebbe
"carico di tutto".