La Corte Europea accoglie il ricorso contro la Legge 40 di una coppia affetta da fibrosi cistica
La Corte Europea dei Diritti Umani ha bocciato la legge 40 relativamente al punto in cui stabilisce l'impossibilità per una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. Si tratta di una sentenza importante che favorirà la revisione della legge italiana. I giudici per la prima volta hanno affrontato con una sentenza un tema caldo che ha reso difficile in questi ultimi anni il dibattito italiano sulla ricerca scientifica destinata alle malattie genetiche.
Le coppie fertili affette o portatrici di malattie genetiche attualmente residenti in Italia non possono utilizzare la procreazione medicalmente assistita e la diagnosi preimpianto.
La sentenza accoglie il ricorso presentato nell'ottobre 2010 dalla coppia Rosetta Costa e Walter Pavan, portatori sani di fibrosi cistica. Nel 2006 la coppia aveva scoperto la malattia in seguito alla nascita del primo figlio, nato affetto dalla patologia, ed aveva manifestato la volontà di procreare scontrandosi però con i militi posti dalla legge 40. A quel punto la coppia aveva presentato ricorso alla Corte Europea sostenendo che la legge così formulata violava il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare, non assimilando la loro condizione a quella delle coppie sterili o con uno dei coniugi affetti da malattie sessualmente trasmissibili. I sette magistrati della Corte hanno condannato lo Stato italiano a pagare 15mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali per la violazione del diritto al rispetto per la vita privata e familiare della coppia italiana. Sottolineata nella sentenza ''l'incoerenza del sistema legislativo italiano che da una parte priva i richiedenti dell'accesso alla diagnosi genetica preimpianto, e dall'altra li autorizza a effettuare un'interruzione di gravidanza terapeutica quando il feto e' affetto da questa stessa patologia''.