Notiziario Ordine
Cure più vicine ai cittadini, il nuovo modello passa dalla rete sociosanitaria.
Il confronto sul Rapporto Sussidiarietà e salute a palazzo dei Normanni
Palermo, 10 giugno 2026 - Superare la separazione tra assistenza sanitaria e sociale, costruire percorsi più vicini ai cittadini fragili e rafforzare la medicina del territorio. Sono stati questi i temi al centro dell'incontro promosso dall'Assessorato regionale della Salute, insieme all'Università degli studi di Palermo e all'Ordine dei medici, dedicato alla presentazione del Rapporto "Sussidiarietà e... salute. 2025/2026", pubblicato dalla Fondazione per la Sussidiarietà.
L'indagine è stata presentata stamattina nella sala Mattarella dell'Ars dal presidente della Fondazione Giorgio Vittadini e da Carlo Zocchetti, tra i curatori dello studio, analizza le principali criticità del Servizio sanitario nazionale (Ssn), con particolare attenzione alla sostenibilità del sistema, alle disuguaglianze, alla medicina di prossimità e alla necessità di risposte più integrate ai bisogni di salute.
Spazio poi alla Sicilia, dove l'integrazione sociosanitaria rappresenta una delle sfide più urgenti per rispondere all'invecchiamento della popolazione, all'aumento delle cronicità, alla disabilità e alle fragilità sociali. A rendere ancora più evidente la necessità di un cambio di passo sono anche i dati sull'accesso alle cure: secondo un'indagine dell'istituto di ricerca mUp Research, nel 2025 oltre un milione di siciliani ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, tra visite specialistiche, esami diagnostici, cure o interventi, soprattutto per ragioni economiche o per i tempi d'attesa troppo lunghi. Di fronte alle difficoltà del servizio pubblico, quasi l'85% dei cittadini dell'Isola ha fatto ricorso almeno una volta alla sanità privata in regime di solvenza. Numeri che confermano quanto sia urgente rafforzare la rete territoriale e costruire risposte più vicine ai bisogni reali delle persone.
L'obiettivo della governance regionale è mettere in relazione Aziende sanitarie provinciali (Asp), Comuni e servizi territoriali per costruire piani personalizzati rivolti alle persone più vulnerabili, evitando sovrapposizioni, frammentazioni e percorsi separati tra sanità e sociale.
In questa direzione si inserisce il potenziamento dell'Assistenza domiciliare integrata (Adi) e delle Residenze sanitarie assistite (Rsa), insieme alla programmazione congiunta degli interventi e all'uso di un'anagrafe unica degli assistiti, strumento ritenuto utile per una gestione più efficace delle fragilità e per una lettura più puntuale dei bisogni sul territorio.
In rappresentanza dell'Ordine dei medici, presente tra gli altri Teresa Minghetti, consigliere dell'Omceo, che ha richiamato il ruolo dei professionisti nella costruzione di una rete capace di tenere insieme cura, assistenza e dimensione sociale. "Parlare di integrazione sociosanitaria significa affrontare una delle sfide più significative che la società ci pone. L'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle patologie croniche, la fragilità sociale e le disuguaglianze territoriali richiedono risposte in grado di superare la separazione tra assistenza sanitaria e assistenza sociale", ha detto. "Il paziente è uno, ma i bisogni sono tanti. Per questo la costruzione della rete diventa decisiva", ha proseguito Minghetti richiamando anche l'attuazione del decreto ministeriale 77 del 2022, che sta ridisegnando la medicina del territorio attraverso Case della comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali e telemedicina. Una riforma che chiama direttamente in causa i medici e tutte le figure coinvolte nella presa in carico della persona.
Le Case della comunità, ha sottolineato ancora, devono diventare luoghi nei quali il cittadino possa trovare risposte coordinate, con la presenza di medici, specialisti ambulatoriali, assistenti sociali, soprattutto nelle aree interne della Sicilia, dove la distanza dai centri urbani e la conformazione geografica rendono più difficile l'accesso alle cure".
In questa prospettiva, ha concluso Minghetti "l'Ordine conferma il suo impegno nel sostenere la formazione dei professionisti, il confronto interdisciplinare e la diffusione di una cultura della presa in carico globale del cittadino-paziente".