Notiziario Ordine
Mafia e sanità, il presidente Amato: ''Parlarne è un dovere civile''
Palermo, 20 giugno 2025 - «Pagare il pizzo non è una forma di protezione, ma una trappola che alimenta la mafia e impoverisce il territorio». È attorno a questa consapevolezza che si è sviluppato il confronto nato dalla presentazione del volume “Mafia&Pizzo. Pagare non paga” di Elio Sanfilippo e Maurizio Scaglione, ospitata ieri, 19 giugno 2025, a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici di Palermo. Un saggio edito da Spazio Cultura che vuole essere un atto di resistenza civile a uno dei fenomeni criminali più radicati soprattutto in Sicilia, e un invito a rompere il silenzio e l’indifferenza.
La scelta di Villa Magnisi non è casuale: portare il tema del pizzo dentro le istituzioni sanitarie significa riconoscere che anche la sanità è esposta a distorsioni mafiose.
“La sanità pubblica assorbe oltre la metà del Pil della Regione e non può permettersi zone d’ombra. Ritardi nelle diagnosi, attrezzature inadeguate, accesso diseguale alle cure sono conseguenze dirette che colpiscono i cittadini. Per questo – ha detto il presidente dell’Omceo Toti Amato durante il suo intervento – parlarne è un atto necessario per tutelare il diritto alle cure e agire con responsabilità anche all’interno della comunità medica”. “L’Ordine pur senza disporre di dati ufficiali – ha proseguito – ha avuto sempre un ruolo attivo e documentato, segnalando in Procura i casi illeciti di cui siamo venuti a conoscenza, compresi gli episodi di corruzione. In alcune circostanze le denunce sono state presentate anche alla Guardia di Finanza, con il pieno consenso del Consiglio. Ma spesso le risposte sono arrivate con grande ritardo, a fatti già compiuti. Bisogna sfatare il mito secondo cui pagare il pizzo convenga. A pagarne il prezzo è sempre il territorio. Oggi non è più una questione di paura: rifiutarsi è possibile perché lo Stato è in grado di tutelare chi sceglie di non cedere. Pagare resta una scelta, spesso dettata dall’illusione di trarne un vantaggio. Ma quella convenienza è solo apparente e alimenta un sistema che danneggia tutti”.
Una verità rilanciata anche dal penalista Nino Caleca, giudice del Consiglio di giustizia amministrativa: “Non ci sono più alibi. Chi paga, spesso lo fa perché spera in un ritorno. Ma è un’illusione pericolosa. Quel che va detto chiaramente è che oggi chi sceglie la legalità, sceglie anche la libertà”.