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AUTONOMIA PRESCRITTIVA: GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA E MEDICI A CONFRONTO
Alla luce dell'introduzione nel mercato dei biosimilari e dell'orientamento consolidato delle regioni di utilizzare farmaci più economici per contenere la spesa farmaceutica, si apre uno scenario nella sanità pubblica che lede la libertà prescrittiva dei medici, nonché la continuità terapeutica dei pazienti.
Sul tema dell'“Autonomia prescrittiva” e dell'incidenza delle direttive regionali sulle responsabilità dei medici, chiamati alla scelta tra farmaco originatore, biologico o bio similare da somministrare al malato, si è svolto un workshop nella sede del Tar Palermo. Una giornata di dibattito, alla presenza di tanti professionisti, a cui hanno partecipato il presidente del Tribunale amministrativo Calogero Ferlisi, accompagnato da Solveig Cogliani, presidente della III sezione; il presidente dell'Ordine dei medici siciliani Toti Amato: il direttore dell'Unità operativa di Endocrinologia pediatrica dell'Azienda ospedaliera Cervello Piernicola Garofalo; e Paolo Scollo, direttore della divisione di Ostetricia e ginecologia dell'Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania.
Privilegiando la strada della “farmoeconomia”, le regioni hanno deliberato per l'impiego dei biosimilari, destinandoli in particolare ai pazienti Drug Naive (pazienti trattati per la prima volta), lasciando un margine all'utilizzo degli originator, qualora fossero necessari alla continuità terapeutica. “Secondo queste disposizioni - ha spiegato Toti Amato - il medico, oltre a dovere impiegare una certa quota di biosimilari, si ritroverà a dovere giustificare l'eventuale sostituzione con un farmaco originatore solo perché costa di più”.
“Evitare che la salute diventi business”, ha subito precisato il presidente Ferlisi introducendo il dibattito, richiamando poi le diverse sentenze che hanno già confinato i provvedimenti regionali come semplici atti programmatori senza alcuna rilevanza sul medico prescrittore. “La Cassazione - ha detto il presidente del Tar - ha già chiarito in più sentenze il principio costituzionale dell'autonomia del medico, stabilendo che solo a lui spetta la scelta della terapia da seguire”.
L'industria farmaceutica è in costante crescita e rappresenta una voce importante di sviluppo, con risultati economici importanti. Sullo sfondo dell'introduzione degli equivalenti e biosimilari, la libera concorrenza e le modalità della loro messa a bando insieme o separatamente agli originatori. Una libera concorrenza “che s'intreccia con i dubbi per l'acquisizione di farmaci e macchinari”, come ha evidenziato Solveig Cogliani. “Sono questioni di alto profilo di specialità – ha detto ancora -, i giudici amministrativi saranno chiamati a pronunciarsi anche alla luce del nuovo codice degli appalti, esaminando aspetti complessi che incidono sul diritto soggettivo della tutela della salute e la complessità della sanità pubblica, dove entrano in gioco altri interessi”. “Giusta la libera concorrenza – ha aggiunto Amato – purché si concorra anche sulla qualità non solo sull'economicità. I biosimilari sono una risorsa che possono determinare buone economie, ma i risparmi ottenuti dovrebbero essere finalizzati alla ricerca. In ogni caso, il loro utilizzo non può essere imposto perché l'incontro con il malato è un “agire medico” che si sostanzia con una diagnosi, una terapia, la prognosi e la riabilitazione del paziente, dove in campo non c'è un semplice atto, ma il valore dell'esperienza del professionista da una parte, e il valore della persona dall'altra”.