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Tubercolosi: a rischio la ricerca e le cure di base
Ammonta a 1 miliardo e 600 milioni di dollari il taglio agli investimenti globali per il 2012
mercoledì 27 marzo 2013

''La tubercolosi può essere sconfitta''. E' questo il messaggio che è stato diffuso l'altro ieri, in occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi.
Per poterlo fare però è necessario rimettersi in carreggiata con i finanziamenti perché nel 2012 il taglio ai finanziamenti a livello globale è stato di 1 miliardo 600 milioni di dollari, una cifra a 9 zeri che ha fatto immediatamente scattare l’allarme. Se si risanasse il debito, nel prossimo triennio circa 17 milioni di persone potrebbero essere finalmente curate.
 
L’appello viene lanciato direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “Questa malattia è tutt'altro che debellata, anzi continua a colpire confermandosi uno dei ''big killer''. Se è vero nel 2011 le persone che l'hanno contratta nel mondo sono state 8,7 milioni, con circa 1 milione e 400 mila decessi. Se si considerano poi le forme associate con Hiv (un milione e mezzo di persone colpite, circa 430mila decessi) e quelle multifamaco resistenti, che riguardano 630mila persone, a cui aggiungere la resistenza ancora più estesa (detta Xdr-tb) che colpisce 50mila individui, ecco che la situazione diventa ancora più allarmante”.
Dati che, fortunatamente, non sono omogenei in tutto il mondo: in Africa, ad esempio, l’80% dei casi di tubercolosi sono associati all’Hiv; in India e in Cina 60-70 mila casi, ogni anno, non vengono diagnosticati e, in Russia e in Kazakhstan si registra il più alto numero di casi in grado di resistere ai farmaci.

Ma qual è la situazione italiana? Secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute, il Paese rientra nella categoria definita dall’OMS “a bassa epidemia”, con meno di 10 casi ogni 100 mila abitanti. Le persone più a rischio sembrano essere gli immigrati, i detenuti sieropositivi e i tossicodipendenti, e la resistenza ai farmaci si è fermata, nel 2011, al 3,2%.