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Medicina generale: firmato nella regione campania l'accordo integrativo che revisiona il contratto collettivo di lavoro
mercoledì 20 marzo 2013

E' stato firmato l’accordo integrativo regionale che riformula alcuni aspetti del contratto collettivo di lavoro, tra cui il rapporto tra cittadini assistiti e camici bianchi di famiglia, che con le modifiche passa da 1 per ogni mille abitanti a 1 per 1.300 dottori. Ad eccezione degli altri sindacati, la Cgil è l’unico sindacato di categoria a non firmare. L’accordo riguarda tutte le attività assistenziali dell’area della medicina generale (Assistenza primaria, Continuità assistenziale, Emergenza sanitaria territoriale, Medicina dei servizi territoriali) ed è stato siglato presso la sede della struttura commissariale. Per la parte pubblica, su mandato del Sub Commissario alla Sanità per il Piano di rientro dal deficit Mario Morlacco. E' il terzo accordo regionale integrativo firmato per l’area della Medicina generale, giunge dopo una contrattazione durata 10 anni, in un momento non proprio felice perché la Regione Campania è ancora in regime di Commissariamento per tutto il 2013. Per ragioni formali, infatti, ai fini della sua validità, la bozza dell’accordo sottoscritto ieri dovrà essere vagliata dalla commissione del tavolo interministeriale per il Piano di rientro dal deficit che dovrà verificare la compatibilità degli aspetti economici e normativi.

La Cgil non condivide i termini dell'accordo.
“La bozza di accordo siglata - si legge nel comunicato - , stante il contesto attuale della Regione Campania, pur rappresentando uno sforzo apprezzabile per cercare di fornire una risposta ai bisogni di salute dei cittadini ed alle aspettative dei medici convenzionati della Medicina generale presenta alcuni elementi non condivisibili”.  “Il nodo principale per il quale si è deciso di non siglare la bozza – precisa Giosuè Di Maro, segretario regionale della Cgil medici -
è rappresentato dalla modifica del rapporto ottimale medico-assistiti che è passato da 1 medico ogni 1000 abitanti, previsto dall’ Accordo Collettivo Nazionale, ad 1 medico ogni 1300 abitanti. Questo innalzamento del rapporto ottimale determinerà una riduzione del numero di “zone carenti” da assegnare a nuovi medici e, quindi, una riduzione del numero di medici di Assistenza primaria che potrebbero essere convenzionati con il Servizio sanitario regionale”.