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Una perizia stabilirà se la "positività" è malattia
Infermiera con la Tbc
giovedì 26 aprile 2012

ROMA. Diversità di opinioni a livello scientifico e dottrinale e, come se non bastasse, anche un vuoto di giurisprudenza. La procura di Roma tenta ora di colmare la lacuna e di creare un precedente in materia. Il tema è se la positività alla tubercolosi equivalga ad una malattia. A tale quesito saranno chiamati, con una superperizia, a rispondere gli esperti nominati dal gip nell'ambito di un incidente probatorio chiesto dai pm titolari dell'inchiesta sul caso giudiziario nato dalla scoperta dell'infermiera del policlinico Gemelli in servizio nel reparto di neonatologia affetta da Tbc. Vicenda che ha determinato la positività al batterio di 188 bimbi nati tra marzo e luglio dello scorso anno e di 56 tra medici e paramedici. La superperizia, chiesta dal procuratore aggiunto Leonardo Frisani e dal sostituto Alberto Pioletti, arriva praticamente a conclusione dell'inchiesta giudiziaria, ma il nodo da sciogliere é essenziale, per gli inquirenti, per continuare, o meno, a contestare agli indagati, oltre alle lesioni colpose, anche il reato di epidemia colposa. L'orientamento dei magistrati è che la positività alla tubercolosi deve essere considerata una malattia a tutti gli effetti. Una considerazione che deriva dagli effetti collaterali dovuti alla terapia cui sono sottoposti i soggetti risultati positivi e dai rischi ad esposizione in caso di mancata profilassi. Alcuni dei 188 bimbi nati al Gemelli ai quali è stata riscontrata la positività alla tbc hanno già manifestato alcuni sintomi sospetti come il vomito e la diarrea. I consulenti della procura e degli indagati propendono invece per l'insussistenza della malattia. E secondo il direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, Gianni Rezza, la positività alla Tbc "non significa malattia in atto, ma rischio potenziale di sviluppare la malattia". Una vicenda giudiziaria, quella al vaglio di Frisani e di Pioletti, che ha preso le mosse nell'agosto dello scorso anno quando un'infermiera del reparto di neonatologia risultò affetta dal batterio. Un sistema "fallace", segnato da gravi inefficienze nei controlli delle visite obbligatorie del personale, è già stato accertato dagli inquirenti. Oltre ai neonati risultarono positivi ai test anche medici e paramedici non solo di neonatologia, ma anche di altri reparti dell'ospedale. Nove gli indagati: si tratta di personale medico e amministrativo del nosocomio nonché il medico di base dell'infermiera affetta da tbc. (ANSA)