10-09-2010
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08-03-2010    Chirurgia estetica

Gli esperti: "In Italia troppi 'banditi' e poca sicurezza"
MILANO. Il 35% delle persone che si sono sottoposte a interventi di chirurgia estetica lamenta effetti collaterali, il 17% denuncia complicazioni successive all'intervento e l'8% errori medici. Sono i dati di Altroconsumo resi noti dalla Fondazione Sanvenero Rosselli per lo studio e lo sviluppo della chirurgia plastica, in una conferenza stampa che ha preceduto una tavola rotonda a Milano sulle tematiche legate alla sicurezza nel campo della chirurgia estetica.

"I disastri che troppo spesso assurgono agli albori della cronaca - ha detto Riccardo Mazzola, vicepresidente della Fondazione - sono in gran parte causati da 'banditi' che eseguono prestazioni di ogni genere senza avere la minima competenza". Secondo Mazzola in Italia non è richiesta la specializzazione per diventare chirurghi estetici e quindi molti medici, appena laureati o addirittura ancora senza laurea, sono attratti dalla cosiddetta 'industria della bellezza' e cominciano a praticare interventi senza alcuna sicurezza.

"Il chirurgo plastico pratica anche la chirurgia estetica, ma dopo aver conseguito il titolo di specialista, che richiede 5 o 6 anni di costante frequentazione di reparti ospedalieri", ha aggiunto, ricordando che il chirurgo plastico impara il suo mestiere restaurando forme compromesse o alterate da traumi della strada, ustioni, malformazioni, asportazioni chirurgiche per tumore. Alcune società europee di chirurgia plastica, in Austria, Belgio e Olanda (e non ancora in Italia) hanno preso l'iniziativa di formulare degli standard europei di chirurgia plastica ed estetica per garantire una maggior sicurezza ai pazienti.

"Ma perché questi diventino legge europea - ha spiegato Andrea Grisotti, presidente Società Italiana Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed estetica - il tempo medio richiesto è di tre anni". Anche se "un buon segnale arriva dal provvedimento governativo di istituzione di un registro delle protesi mammarie che permette la rintracciabilità di protesi e chirurghi per la sicurezza del paziente". Per questo, ha concluso, "abbiamo bisogno di definire i ruoli chirurgici per difendere i nostri pazienti, di regolamentazioni precise sugli ambienti dove la chirurgia estetica possa esser praticata e che i pazienti stessi vengano educati su cosa e a chi chiedere".







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