09-09-2010
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08-02-2010    Allarme SIDeMaST

'Ritocco tarocco', a rischio centomila persone ogni anno
ROMA. Granulomi, infezioni e ascessi: aumentano le complicanze da filler, le iniezioni riempirughe; i danni riguardano centomila persone ogni anno. L'allarme arriva dalla Società Italiana di Dermatologia (SIDeMaST). Degli oltre 150 prodotti a marchio CE oggi in commercio in Italia, per un giro d'affari di 200 milioni di euro, solo 7 sono stati approvati dalla FDA negli Stati Uniti come farmaci.

Gli esperti chiedono per questo di equiparare i filler a farmaci iniettabili e la creazione, in collaborazione con l'Ordine dei Medici di Roma e in accordo con le maggiori società scientifiche, di un registro che certifichi gli specialisti accreditati. Un'indagine condotta dal Centro Interuniversitario di Dermatologia Biologica e Psicosomatica di Firenze su 1500 donne ha svelato che una procedura su quattro provoca conseguenze a lungo termine.

Sicure invece le iniezioni di botulino: mai registrato un danno collaterale permanente a fronte di 200.000 interventi effettuati ogni anno in Italia. In aumento anche il ricorso ai filler: oltre un milione e mezzo le italiane che scelgono il "ritocchino", circa 500.000 gli uomini. In calo l'età media dei pazienti, oggi attorno ai 30 anni contro i 40-45 di 5 anni fa. Ora gli esperti, riuniti a Roma per le Giornate di Dermatologia Estetica cominciano a fare i conti con i grandi numeri di una bellezza sempre più di massa.

"Abbiamo rilevato un'incidenza del 10 per cento di granulomi nella sede dell'iniezione - informa Torello Lotti, direttore del Centro e presidente SIDeMaST - nel 5 per cento di pazienti si è verificata la 'riaccensione' di un'infezione erpetica, nel 7 per cento dei casi un'infezione batterica e nel 3 per cento ascessi. Da non confondere con gli effetti fisiologici dell'iniezione, arrossamenti, piccoli lividi, dolore passeggero che passano spontaneamente".

"Il problema nasce anche dal fatto che i filler non sono considerati veri e propri farmaci, bensì dispositivi medici al pari di un disinfettante: come tali non sono sottoposti a sperimentazioni cliniche che ne accertino efficacia e tollerabilità, interviene Annalisa Pizzetti dermatologa dell'Accademia Romana di Dermatologia. A fronte di questa scarsità di garanzie, la moda del ritocchino della pausa pranzo non accenna a diminuire: nel nostro Paese i filler muovono un mercato stimato attorno ai 200 milioni di euro e ogni anno sono circa 500.000 gli uomini e oltre un milione e mezzo le donne fra i 30 e i 45 anni che si sottopongono alle iniezioni. Al filler si ricorre sempre prima: se fino a 5 anni fa l'età media si aggirava attorno ai 40-45 anni, oggi la prima punturina arriva perfino entro i 30 anni. Il ritocchino si affronta insomma a cuor leggero. La Società scientifica ha già proposto alle Autorità Sanitarie che, come negli Stati Uniti, i filler vengano equiparati ai farmaci iniettabili, così da avere finalmente maggiori garanzie per i pazienti che li scelgono. Le stesse che ci sono, oggi, per chi decide di utilizzare le iniezioni di botulino per spianare le rughe: nel 2009 in Italia si stima che siano state impiegate a fini estetici oltre 150 mila fiale di tossina botulinica ma non si è registrato neanche un caso di danno collaterale permanente. Ministero della Salute, cioè i corrugatori".

di Maria Emilia Bonaccorso







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