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06-02-2010 Lesioni cerebrali
Ricercatori italiani studiano uno strumento per misurare il livello di coscienza |
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MILANO. Misurare il livello di coscienza nei pazienti con gravi lesioni cerebrali, perché il malato possa 'comunicare' le sue sensazioni ai medici anche quando è fisicamente impossibile. Sembra fantascienza, ma potrebbe essere possibile grazie a uno studio dell'Università degli Studi di Milano e dell'Università del Wisconsin, in pubblicazione sulla rivista scientifica Pnas.
Un paziente sotto anestesia recupera coscienza molto lentamente, e per questo non è in grado di segnalare la propria esperienza al personale medico in sala operatoria. Il problema è ancora più grave quando il paziente ha gravi lesioni cerebrali, e quindi non è in grado di muoversi e di comunicare.
"La coscienza - spiegano gli autori dello studio - dipende dalla capacità delle diverse aree che compongono la corteccia cerebrale di comunicare efficacemente tra di loro. Dunque, in mancanza di comunicazione col paziente si dovrebbe valutare la capacità del cervello di sostenere una comunicazione interna".
Per fare questo, il gruppo guidato da Marcello Massimini e da Giulio Tononi ha applicato alcuni strumenti (tra cui uno speciale elettroencefalogramma e uno stimolatore magnetico) che misurano la coscienza dei pazienti sotto anestesia; i risultati che hanno ottenuto, secondo gli stessi esperti, permetterebbero in futuro di studiare un 'marker' oggettivo del livello di coscienza, ovvero un parametro preciso e misurabile della capacità interna del cervello di comunicare.
Questa ricerca potrebbe rappresentare "uno strumento fondamentale per aumentare la sensibilità diagnostica al letto in pazienti portatori di gravi lesioni cerebrali", compresi quelli in stato di coscienza minimale. |
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