TORINO. Con sette condanne si è chiuso questa mattina a Torino il processo per lo scandalo delle valvole cardiache difettose impiantate a pazienti dell'ospedale torinese delle Molinette. La pena più alta (4 anni di carcere) è stata inflitta a Vittorio Sartori, l'imprenditore padovano che importò gli apparecchi.
Le valvole, di fabbricazione brasiliana, erano state certificate dal Tuv, un ente tedesco. I portatori delle valvole dovettero essere nuovamente operati, ma in molti casi i difetti erano stati tali da portare al loro decesso. La causa ha riguardato, tra l'altro, la morte di 26 persone.
Ad impiantare le valvole erano stati i cardiochirurghi Michele Di Summa e Giuseppe Poletti, che nel novembre del 2002, durante le indagini preliminari, furono anche arrestati, perché, oltre alla questione degli apparecchi, l'indagine della procura torinese riguardava anche tangenti sulla fornitura di materiale sanitario.
Oggi i giudici hanno inflitto tre anni ai brasiliani Rubens Junquera De Souza e Ivan Segio Ioviano Casagrande e due anni all'americano Thomas Henry Reif, indicati come responsabili della casa costruttrice delle valvole, la Tri Technologies.
Otto mesi è la pena per Angelo Magrini, presidente dell'associazione politrasfusi, che rispondeva di favoreggiamento per avere procurato a Di Summa dei telefonini mentre il medico era agli arresti domiciliari.
Due ditte riconducibili a Sartori, la For Med e la For Hospital, chiamate in causa come persone giuridiche, sono state condannate a duecentomila e trecentomila euro. I due rappresentanti del Tuf sono stati assolti, e questo ha destato preoccupazioni fra gli avvocati di parte civile. Uno di loro, Stefano Tizzani, dopo la sentenza ha fatto presente che, nonostante sia stato garantito il diritto a un risarcimento, c'è il problema di come recuperare il denaro.
Di Summa e Poletti erano stati giudicati in un processo separato. Poletti morì prima della sentenza, Di Summa fu assolto dall'accusa di omicidio colposo (in appello la pena gli è stata ricalcolata, lo scorso novembre, in ventitré mesi di carcere per corruzione) sulla base di una perizia che è stata aspramente contestata dagli inquirenti, tanto che uno degli esperti che la firmarono è stato rinviato a giudizio con l'accusa di falso. |
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